C’è qualcuno lì dentro? Sesto viaggio per immagini e parole oltre l’autismo

Sesto viaggio per immagini e parole oltre l’autismo. Siamo felici di presentare l’esito dei laboratori mensili di pittura collettiva condotti da Caroline Peyron in mostra nella grande navata delle Scalze. Questo laboratorio, giunto al suo sesto anno, fu inizialmente creato per ragazzi autistici adulti ma nel corso del tempo ha via via incorporato in modo armonico e del tutto spontaneo amici, curiosi, visitatori occasionali in un bizzarro processo di inclusione al contrario
I risultati sono sotto i vostri occhi. Venite a visitare la nostra mostra nei giorni 9 e 10 novembre alle Scalze
Durante la mostra sarà possibile partecipare liberamente a 2 laboratori con Caroline
Il primo sabato alle ore 19:00., il secondo domenica alle ore 17.00
Orari mostra – inaugurazione h. 17.00 fino alle 21.30. Domenica h. 11.00/13.30 e16/20
Info 3284833205
3337525470
3336935338

Evgeny Antufiev Dead Nations: Golden Age Version

a cura di Marina Dacci
Opening e performance sabato 21 settembre 2019 | ore 12.00

Performance ore 13.00 21 settembre – 25 ottobre 2019 Chiesa di San Giuseppe Delle Scalze
La chiesa di San Giuseppe delle Scalze accoglie le opere di Evgeny Antufiev nel mistero della sua penombra e delle sue ferite. Il progetto è un inventario, una spremitura della nostra identità, una narrazione per immagini di valori, fragilità, desiderio di potere e di immortalità che hanno caratterizzato l’andamento della nostra storia. … Antufiev lascia tracce, una sorta di “eredità” di un’epoca finita o che sta per finire, ma che ha l’ambizione di rivolgersi a una qualche posterità, spinta da un horror vacui per paura di scomparire, di estinguersi.

L’artista si confronta con un’architettura religiosa; si interroga sull’idea di chiesa intesa non solo come luogo di preghiera, ma come depositaria di un racconto della storia umana, dell’essenza dell’umano: pregna di segni, di segreti da scoprire. Declina lo spazio come una capsula del tempo, una navicella in cui chi giunge dal futuro rinviene artefatti e oggetti simbolici che testimoniano ciò che l’uomo ha prodotto e ha voluto lasciare nel suo passaggio. L’immortalità nella memoria è cosa nota: qui Antico e Futuribile si mescolano in una sorta di game in cui aleggia il mistero.

Tutta la mostra è un racconto aperto a interpretazioni multiple che scardinano la dimensione spazio temporale in cui l’energia si sviluppa in un processo circolare grazie anche a una commistione formale tra il pop e la rilettura della cultura classica.

Al centro della navata una tenda, un tempio nel tempio, che accoglie la scacchiera del destino realizzata in ceramica e bronzo e un mosaico incompiuto con oggetti di scavo: reperti di un’antica civiltà. La tenda è segnata sulle pareti esterne da graffiti che richiamano la relazione tra permanenza e impermanenza.

Nei pressi dell’abside, è sospesa una gigantesca maschera d’oro, affiancata da due guerrieri: immagini illusorie che si presentano con prepotenza fluttuando in uno spazio dal tetto squarciato. Mistero sul futuro o riflessione amara sul presente?

Nella mostra la presenza potente dell’oro rimanda al suo valore simbolico e alla sacralità dell’immagine divina, ma anche ad un’irrefrenabile ricerca umana del potere e del denaro che spesso sono stati causa di declino e caduta nel corso della storia e coazione al consumo in quella attuale. Nel transetto e nelle nicchie laterali sono collocati vasi in ceramica di grande formato su cui sono inscritti segni e figure che riconducono al tema/desiderio di immortalità e due vetrine; la prima accoglie piccole fusioni di figure immaginifiche della nostra mitologia (o forse superfetazioni biologiche di cui siamo gli artefici?), la seconda ospita fusioni di forma esagonale come celle di un alveare. L’esagono, dal significato specifico nella geometria sacra delle antiche culture, è anche la forma dell’esagono solare: l’impronta magnetica del sole il suo ritmo che ha dato vita e dà vita al nostro universo.

Il colore dorato si ripresenta in molte opere: una parete della chiesa è trattata come una quinta teatrale; in altri spazi e pertugi dell’edificio sono collocati piccoli fiori, farfalle, uccelli, a testimoniare la costante tensione umana per una fusione col mondo naturale e la sua ambivalente complessità.

Infine un’opera ripropone come in un video game l’iconografia degli oggetti presenti nella chiesa: uno sguardo sul reale mediato dalla tecnologia, uno sguardo che, come in una science fiction, osserva dall’esterno la nostra storia passata e presente con gli occhi del futuro.

Durante l’inaugurazione dalla balconata della chiesa sarà eseguito un brano per sola voce composto dall’artista. Coriandoli dorati, sparati al termine dell’esecuzione canora, resteranno depositati sul pavimento della navata: frammenti di una festa consumata nel lusso di nazioni al declino.
Marina Dacci
La mostra ha ricevuto il matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee / museo MADRE di Napoli.
Si ringraziano tutte le associazioni che formano il coordinamento Le Scalze per la disponibilità all’uso dello spazio e per la collaborazione.

Evgeny Antufiev (Kyzyl, Tuva, Russia, 1986) vive e lavora a Mosca.
Dopo gli studi all’Institute of Contemporary Art (ICA) di Mosca, nel 2009 vince il Kandinsky Prize nella categoria “The young artist. Project of the Year”.
Nel 2019 è stato invitato a partecipare alla 5° edizione della Biennale degli Urali e ha preso parte alla mostra collettiva Jeunes artistes en Europe – Les métamorphoses presso la Fondazione Cartier di Parigi. Nel 2018 ha partecipato a Manifesta 12, a Palermo, con When art became part of the landscape. Chapter I, un progetto speciale per il Museo Salinas a cura di Marina Dacci e Giusi Diana. Successivamente, sempre nello stesso anno, ha realizzato una personale, When art became part of the landscape: part 3, presso il Multimedia Art Museum di Mosca e una bi-personale al Konekov Museum di Mosca. Nel corso del 2017 ha esposto al MHKA – Museum of Contemporary Art di Anversa, che ha acquisito i lavori, al MOSTYN Museum in Inghilterra, in collaborazione con la Collezione Maramotti e z2o Sara Zanin Gallery e alla Garage Triennale of Contemporary Art al Garage Museum di Mosca. Nel 2016 è stato invitato da Christian Jankowski a partecipare a Manifesta 11 con un progetto speciale. Nello stesso anno due suoi lavori sono stati battuti all’asta presso Phillips London e a settembre 2016 ha realizzato la performance presso la Whitechapel di Londra nella cornice di Cabaret Kultura With V-A-C Live. I suoi progetti sono stati presentati presso la z2o Sara Zanin Gallery di Roma 2015 e 2017, al MMOMA di Mosca 2015. Inoltre ha esposto con mostre personali alla Collezione Maramotti Reggio Emilia (2013) e al Multimedia Art Museum di Mosca (2014) ed ha partecipato a numerose mostre collettive in luoghi prestigiosi, tra cui il New Museum, New York (2011) e il Palais de Tokyo, Parigi (2012).

I suoi lavori sono presenti in importanti musei e collezioni:
TATE Modern, Londra; Collezione Maramotti, Reggio Emilia; MHKA – Museum of Contemporary Art, Anversa, Belgio; Collezione Agovino, Napoli; Collezione De Iorio, Trento; Jean-Pierre Rammant Collection, Belgio; Vittorio Gaddi Collection, Lucca, Nomas Foundation, Roma.

Divining Triptychs: Printmaking, Dance, and Poetry Across Millennia: works by Robert Woods, Lucinda Weaver, and Alan Bern

Live performance:
Giovedì 22 Novembre ore 18:30
Le Scalze – Chiesa di San Giuseppe delle Scalze – Salita Pontecorvo, 65. Napoli

Le Scalze ospitano la performance e la mostra multimediale che riunisce i lavori di Alan Bern – poeta e storyteller, Lucinda Weaver – coreografa e danzatrice, Robert Woods – artista e fine stampatore. Bern, Weaver e Woods da tempo lavorano lungo linee parallele tessendo insieme le loro opere in collaborazioni pensate per luoghi specifici. Woods e Bern hanno creato e condotto insieme per quarant’anni Lines & Faces (linesandfaces.com) un’edizione di preziosa stampa d’arte. Weaver – che ha ballato con la Margaret Jenkins Dance Company – ha co-creato performance di danza e poesia con Bern per 15 anni, unendo le due arti sotto il titolo PACES: dance & poetry fit to the space. La performance napoletana del 22 novembre vede l’allestimento di poesia e danza di Bern e Weaver affiancata dalle stampe d’arte di Lines & Faces (linesandfaces.com) con le illustrazioni di Woods. Al centro dell’evento vi sono le traduzioni da Dante di Bern e il suo poema “Dialogo”, un drammatico scambio tra Ildegarda di Bingen e Francesco D’Assisi.    

 

BIOGRAFIE:

Lucinda Weaver si è formata come danzatrice e ha studiato danza, con David Wood, presso l’Università della California a Berkeley dove ha incontrato Margaret Jenkins che la ha invitata a essere co-fondatrice della Margaret Jenkins Dance Company in San Francisco. Ha poi vissuto in Europa dove ha lavorato come danzatrice solista e coreografa. Al momento è docente ospite presso la Teatro Dimitri Accademia, università svizzera di teatro movimento.

Robert Woods si è formato come maestro di disegno, incisione e artigiano stampatore all’Università della California a Santa Barbara e ha lavorato per oltre 30 anni presso la Madison Street Press di Oakland. E’ pittore, scultore, incisore e tipografo d’arte.

Alan Bern è stato a lungo bibliotecario per bambini – ora è in pensione – alla Berkeley Public Library e ha lavorato per 25 anni presso le biblioteche pubbliche del territorio della baia di San Francisco. Ha pubblicato due raccolte di poesie per la Fithian Press: No no the saddest (2004) e Waterwalking in Berkeley (2007). Un terzo volume –  Greater distance and other poems (2015) – è stato curato per le edizioni d’arte da lui fondate Lines & Faces, con le illustrazioni di Robert Woods, linesandfaces.com. Alan è anche traduttore di poesie dall’Italiano. Performer, lavora con Lucinda Weaver in PACES: dance & poetry fit to the space e con i musicisti di Composing Together, http://composingtogether.org/workshops/48-my-words-my-music.

 

 

Cave Canem. Mostra di Jota Castro

27 ottobre – 26 novembre 2018

Sabato 27 ottobre 2018
ore 10.00 – Chiesa di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo
ore 12.00 – Castel Sant’Elmo

Sabato 27 ottobre 2018, a Castel San’Elmo si inaugura l’ultima tappa del progetto di Jota Castro a Napoli, realizzato dalla Galleria Umberto Di Marino, dal 25 al 27 ottobre, in diverse sedi espositive: Galleria Umberto Di Marino, Ipogeo di Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco, Riot Studio, Chiesa di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo e Castel Sant’Elmo, alternando opere fondamentali per il percorso dell’artista a nuove produzioni.

Jota Castro continua a sviluppare le sue note a margine sulla recente storia europea, stavolta immergendosi nel cuore della città che considera come uno straordinario laboratorio sociale, per attivare punti di vista differenti rispetto alle conflittualità che animano da più parti la società contemporanea. Rileggere alcuni dei lavori alla luce dei luoghi che li ospitano significa, infatti, avvicinare la riflessione su questioni cruciali del nostro tempo alla quotidianità di chi abita il territorio, invertendo il linguaggio brutale che recentemente connota il dibattito politico con lo spiazzamento che il lavoro dell’artista è stato sempre in grado di provocare nel pubblico. La ricerca maturata durante tutto l’arco temporale della collaborazione con la galleria, infatti, si è strutturata in una coerente analisi socio-politica e culturale della crisi, partendo innanzitutto dall’evoluzione dell’idea stessa d’Europa, prima ancora che delle sue istituzioni.

I temi delle migrazioni, della chiusura dei confini e dell’avvento delle politiche nazionalistiche, a seguito delle pressioni economico-fiscali e della disgregazione culturale, sono stati individuati negli anni da Jota Castro come campanelli d’allarme per il doloroso svuotamento di significato del sogno di una politica transnazionale, garante dei diritti umani e civili, che tuttavia continua a mantenere il suo fascino ideologico.

Da un paesaggio cupo, di vecchi fasti ormai posticci e bellezza deturpata, il progetto di questa esposizione riparte, fornendo nuove cornici interpretative ai fenomeni presi in esame. I lavori site-specific si fanno messaggeri di una riflessione che offre uno spazio ancora possibile d’immaginazione, in cui tentare di ricucire questa ferita collettiva e ridare sostanza e concretezza a ciò che rimane della nostra storia comune.

I temi della ricerca dell’artista si sviluppano nelle diverse sedi: alla Galleria Umberto Di Marino protagonista è la storia della globalizzazione del XXI secolo; nell’Ipogeo del Purgatorio ad Arco, il rischio per le giovani promesse di essere oppresse dal passato nella ricerca dei propri spazi di libertà e d’immaginazione; nelle opere al Riot Studio le ferite che restano impresse nella coscienza con un invito a cercare nuove soluzioni. Sentimenti simili animano le installazioni presenti nella Chiesa di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo, dove il gesto di sporgersi a guardare il futuro in una culla e ritrovare il proprio volto, come in Leche y Ceniza (2008), responsabilizza nei confronti del mondo che stiamo lasciando alle nuove generazioni, drammaticamente segnato dai confini che ci auto infliggiamo (Borders, 2006), dai rispettivi dogmatismi con cui affrontiamo il dibattito sulle conseguenze dei cambiamenti climatici (Kerigma, 2010, già esposta al Museo MADRE nella collettiva Trasparenze), dai pregiudizi che accompagnano l’incontro con nuove culture (Energy, 2006). La preoccupazione dell’artista si sintetizza allora in un gesto lirico estremo, che tenta di ricucire una crepa con l’oro, materiale simbolo della storia del colonialismo, senza riuscirci ancora fino in fondo in Is it getting better? (2018).

I lavori esposti al Castel Sant’Elmo, cercano quindi di scardinare gli immaginari negativi ormai legati al tema del viaggio, come evidente nel festone di manette che si staglia contro il paesaggio cittadino in Possa la tua luce essere eterna e il tuo dolore transitorio (2018) e in Because the life (2008) con i volti contratti e accartocciati di quanti sono partiti motivati dalla speranza. Jota Castro recupera la dimensione simbolica dell’attraversamento con il blu Mediterraneo e il rosso sangue di Atardeceres rojos e Hope and blame (2018) nelle acquasantiere, mentre cerca ossessivamente di rammendare i resti della bandiera europea fino a quando non si trasforma in un unico tappeto di spille da balia (Jugaad, 2013-2018).Infine, affida il sogno di un lieto approdo alle mani delle decine di persone che hanno piegato le barchette di carta de La Niña, la Pinta e la Santa Maria (2009-2018, installazione esposta anche alla 17a Biennale di Sidney) un invito a recuperare una condizione ideale d’innocenza da portare con sé nel nuovo mondo che ci si accinge a costruire.

Il percorso si è aperto il 25 ottobre, alla Galleria Umberto Di Marino, con la granitica solidità dell’acciaio, protagonista della storia della globalizzazione del XXI secolo: Chi non si indigna della situazione in cui ci troviamo è un pezzo di merda (2018) pone l’attenzione sull’errata convinzione di aver superato, attraverso la tecnologia, la necessità di risorse materiali, le quali restano comunque alla base del nuovo colonialismo. Le false impressioni sono presenti anche nelle tracce di una storica performance al Palais de Tokyo, Discrimination day (2005), in cui venivano ostacolati durante l’ingresso al museo tutti i visitatori che non avevano mai sperimentato una condizione di discriminazione. In Enjoy your travel (2006), lavoro site-specific realizzato per una precedente mostra e riallestito in questa occasione per l’urgenza dei suoi contenuti, il volo immaginario sulla pista che termina fuori dalla finestra per scampare a questa miopia politica e sociale viene preceduto dall’atto di rompere con il passato attraverso Breaking Icons (2004-2018) ovvero le icone che hanno fortemente caratterizzato l’identità europea nel bene e nel male.

Durante la seconda giornata di apertura, il 26 ottobre, ricorrono considerazioni simili nello spazio dell’Ipogeo del Purgatorio ad Arco, dove 12 farfalle, come le 12 stelle della bandiera europea, vengono rappresentate nella loro fragile precarietà, schiacciate da massi vulcanici provenienti dal Vesuvio. Refricare cicatricem (2018) è un grido rivolto alle giovani promesse che rischiano di essere oppresse dal passato nella ricerca dei propri spazi di libertà e d’immaginazione. L’installazione è introdotta dal ritmo convulso di Someone like me (2018), il numero di vite umane perse nel Mediterraneo negli ultimi cinque anni, destinato purtroppo a salire incessantemente.

Ferite che restano impresse nella coscienza comune come tagli in una bandiera, generatrici di mostri e di paure sintetizzati nello spazio del Riot Studio da Would I lie to you? (2018), due occhi terrorizzati che sbucano dalle assi di legno del pavimento. Uno sguardo privato di ogni controllo sul proprio futuro, nella cui impotenza ciascuno può in parte riconoscersi, passando in rassegna le piccole pesantissime tessere marmoree che compongono il metro di problemi di Panem et Circenses (2011). Ancora una volta l’artista invita a cercare nuove soluzioni, mandando al macero il peso della tradizione come in Biblioteca 01 (2008), che raccoglie brandelli di volumi cardine della storia napoletana e dell’identità mediterranea.

Jota Castro è nato nel 1965 a Lima, in Perù, vive e lavora a Bruxelles, in Belgio
Jota Castro è un artista e un curatore. Ha esposto al Palais de Tokyo, Parigi, Kiasma Helsinki, alla Biennale di Venezia e alla Biennale di Gwangju, dove ha ricevuto il Gran Premio della Biennale nel 2004. Ha curato il “Pabellon de la Urgencia” per la 53 a e 55a Biennale di Venezia e nel 2011 Dublin Contemporary.
Ha esposto alla Biennale di Sydney, Uplands Gallery e Y3K Art Center, Melbourne, Contemporary Art Museum Santiago del Cile, Josee Bienvenu Gallery, New York, Barbara Thumm Gallery, Berlino, Jumex Collection, Messico, Fondazione Helga de Alvear, Madrid, Galleria Massimo Minini, Brescia, Italia.
Tre sono le mostre personali che Jota Castro ha realizzato alla Galleria Umberto Di Marino: Enjoy your travel nel 2006, Memento mori nel 2011, Gemütlichkeit nel 2013.

 

C’è qualcuno lì dentro?

Mostra di pittura collettiva, esito del laboratorio condotto da Caroline Peyron durante l’anno 2017/18 alle Scalze. Inaugurazione sabato 20 ottobre alle ore 17.00.
Domenica 21/10 apertura della mostra alle 11.00. Alle ore  12.00 laboratorio di pittura collettiva aperto a adulti e bambini. Dopo l’interruzione per il pranzo riapertura alle 17.00

“Evidence of Contemporary Disquiet” a cura di Davide Di Maggio

Il Goethe – Institut di Napoli è lieto di presentare la mostra:

“Evidence of Contemporary Disquiet”
a cura di Davide Di Maggio

Eija-Liisa Ahtila / Günter Brus / Enzo Cucchi / Berlinde De Bruyckere / Giorgio de Chirico / Angus Fairhurst / Nan Goldin / Sandra Hauser /Jörg Immendorff / Mark Manders / Giovanni Manfredini / Fabio Mauri /Jonathan Meese / Gina Pane / Evan Penny / Andrea Salvino / Markus Schinwald / Dash Snow / Francesca Woodman

Opening: Mercoledì, 06 giugno, 2018 – ore 18,30

07 giugno – 31 luglio 2018
Chiesa di San Giuseppe delle Scalze
Salita Pontecorvo 65, Napoli
Le Scalze

Con il prezioso supporto di
Dott. Ssa Maria Carmen Morese, Direttrice del Goethe-Institut Neapel
Dott.ssa Elke Atzler, Direttrice Forum Austriaco di Cultura, Roma
Francesca Blandino, assistente del curatore

In un’epoca dove i canoni di bellezza sono radicalmente cambiati, dove la nostra vita scorre in uno stato semipermanente di anestetizzazione dalla gioia, dal dolore, dalle immagini che “sgorgano” a ritmo frenetico e continuo, questa mostra vuole porre una resistenza forte, per non essere a sua volta metabolizzata in una forma effimera che non le appartiene.
Vuole riportare, attraverso i sensi, ad un alto livello percettivo che non implica il guardare, ma il vedere e il sentire.
Le opere, disseminate nei bellissimi spazi della Chiesa di San Giuseppe delle Scalze, hanno forme e significati assoluti, non sono simboliche ma nascono dalla necessità degli artisti di non creare nuovi simulacri passeggeri, ma di dare forma ad una nuova bellezza nell’irrealtà che ci circonda.
L’intento di questa mostra è non tanto di svelare le opere, ma l’artista stesso, in quanto punto di riferimento e centralità, di fare avvicinare il visitatore, nei limiti del possibile, alla parte oscura, mantenendo però ineludibile quella nascosta e inafferrabile presente in ogni lavoro.
L’arte deve assumersi la responsabilità e, perché no, l’autorevolezza, di creare un’opposizione, una controffensiva efficace rispetto un determinato fine. Per quanto piccolo possa essere, il segno dell’artista si deve caricare sempre di un’energia nuova, positiva e profonda rispetto all’effimero della vita.

All’inaugurazione sarà presentato il catalogo edito in occasione della mostra.

Gli artisti saranno presenti all’inaugurazione.

Particolari ringraziamenti a:

Tutti gli artisti
Goethe – Institut, Napoli
Dott.ssa Maria Carmen Morese, Direttrice Goethe – Institut, Napoli
Dott.ssa Elke Atzler, Direttrice del Forum Austriaco di Cultura, Roma
Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma
Avv. Paolo Picozza, Presidente Fondazione Giorgio e Isa De Chirico, Roma
Lorenzo Canova, Roma
Collezione Agovino, Napoli
Le Scalze, Napoli
Achille Mauri, Milano
Michela Rizzo, Galleria Michela Rizzo, Venezia
Fondazione Morra, Napoli
Dott. Giuseppe Schillaci, Modena
Gabriella Russo, Napoli
Simone Frittelli, Firenze
Hermine Aigner, Roma

Ai prestatori:

Sadie Coles, Londra, Los Angeles, New York, Hong Kong, Zurigo
CFA, Contemporary Fine Art, Berlino
Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma
Galleria Fumagalli, Milano
Mariam Goodman, New York, Parigi
Hauser & Wirth, Londra
Henze & Ketterer, Wichtrach (CH), Riehen (CH), Basilea
Krinzinger Galerie, Vienna
Studio Fabio Mauri, Roma
Galerie Thaddeaus Ropac, Londra, Parigi, Salisburgo
Michael Werner, London, New York
Galleria Zero, Milano
Zeno X Gallery, Anversa


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The Goethe – Institut in Naples is pleased to present the exhibition:

Evidence of Contemporary Disquiet
Curated by Davide Di Maggio

Eija-Liisa Ahtila / Günter Brus / Enzo Cucchi / Berlinde De Bruyckere / Giorgio De Chirico / Angus Fairhurst / Nan Goldin / Sandra Hauser /Jörg Immendorff / Mark Manders / Giovanni Manfredini / Fabio Mauri /Jonathan Meese / Gina Pane / Evan Penny / Andrea Salvino / Markus Schinwald / Dash Snow / Francesca Woodman

Opening: Wednesday, 06th of June, 2018 – at 6,30 p.m.

07th June – 31st July 2018

Chiesa di San Giuseppe delle Scalze
Salita Pontecorvo 65, Naples

with the precious support of
Dott.ssa Maria Carmen Morese, Director of the Goethe – Institut Naples
Dott.ssa Elke Atzler, Director Forum Austriaco di Cultura, Rome
Francesca Blandino, Assistant to the curator

At a time when aesthetic canons have changed radically, a time in which our life flows in a semi-permanent state of anesthesia from joy, pain, from the images that “gush” at a frenzied and continuous rhythm, this exhibition intends to put in place a strong resistance, in order not to be, in turn, metabolized into an ephemeral form that is foreign to it.
It intends to bring back, through the senses, a high level perception that does not involve looking, but seeing and feeling.
The works, scattered in the beautiful spaces of the Church of San Giuseppe delle Scalze, are endowed with absolute forms and meanings; they are not symbolic, they are born of the artists’ need not to create some fleeting simulacra, but to give shape to a new beauty in the unreality surrounding us.
The intent of this exhibition is not so much to reveal the works, but the artists themselves as central reference points, to allow the visitor to come as close as possible to the dark side, while preserving the inevitably hidden and elusive part that is present in each work.
Art must take on the responsibility and, why not, the authority, of creating an opposition, an effective counter-offensive with respect to a given end. As small as it might be, the sign of the artist must always be charged with a new, positive and profound energy regarding life’s ephemeral nature.

The catalogue published on occasion of the exhibition will be presented at the inauguration.

The artists will be present at the opening.

Special thanks to:

All the artists
Goethe – Institut, Naples
Dott.ssa Maria Carmen Morese, Direttrice Goethe – Institut, Naples
Dott.ssa Elke Atzler, Direttrice del Forum Austriaco di Cultura, Rome
Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Rome
Avv. Paolo Picozza, Presidente Fondazione Giorgio e Isa De Chirico, Rome
Lorenzo Canova, Rome
Collezione Agovino, Naples
Le Scalze, Naples
Achille Mauri, Milan
Michela Rizzo, Galleria Michela Rizzo, Venice
Fondazione Morra, Naples
Dott. Giuseppe Schillaci, Modena
Gabriella Russo, Naples
Simone Frittelli, Florence
Hermine Aigner, Rome

To the Lenders:

Sadie Coles, Londra, Los Angeles, New York, Hong Kong, Zurigo
CFA, Contemporary Fine Art, Berlino
Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, Roma
Galleria Fumagalli, Milano
Mariam Goodman, New York, Parigi
Hauser & Wirth, Londra
Henze & Ketterer, Wichtrach (CH), Riehen (CH), Basilea
Krinzinger Galerie, Vienna
Studio Fabio Mauri, Roma
Galerie Thaddeaus Ropac, Londra, Parigi, Salisburgo
Michael Werner, London, New York
Galleria Zero, Milano
Zeno X Gallery, Anversa

Exibart ne ha parlato

Swing di Caroline Peyron e Black Napkin

5-27 Maggio 2018

Due anni, otto grandi quaderni, un centinaio di oggetti, due grandi tavole che hanno oscillato da un capo all’altro: dalle mani di Caroline Peyron a quelle di Black Napkin, da quelle di Black Napkin a quelle di Caroline Peyron.
Scambio di segni, di parole, di immagini, di cose per costruire atlanti di memorie nuove e ormai indistinguibili.
Le due posizioni estreme del pendolo alla fine si sono infatti confuse, le memorie per segni e immagini non hanno più nè un inizio né una fine; le visioni sono diventate realtà incollate su carta e tutto il piacere di chi guarda è di essere in quella realtà o forse di non esserci.

Mercoledì e VenerdìUltimi due appuntamenti.Vi aspettiamo!!Caroline PeyronMarco de GemmisRaffaella BossoBlack Napkin

Publiée par Fore Sta sur Lundi 21 mai 2018

Chi vorrà verrà, anche senza titolo. Mostra di Lugi Colangelo

Inaugurerà venerdì 23 Marzo la mostra personale di Lugi Colangelo, presso la chiesa di San Giuseppe delle Scalze.
Organizzata in collaborazione con il coordinamento LeScalze, l’esposizione di Lugi, utilizzando il linguaggio dei colori, vi porterà nel suo mondo, tra punti, linee e simboli, materializzando emozioni, ricordi e sentimenti.
Passeggerete tra i suoi dipinti in una splendida e suggestiva Location!

“LE PITTURE SONO ESPRESSIONI DELLA NOSTRA INTERIORITÀ.
SONO VIVACE NEL MIO ESSERE PITTORE,
SONO APERTO A MIE NUOVE ESPERIENZE.
DECISAMENTE BISOGNA FARE UNA SCELTA.
VIVIAMO DI GIOIE E DOLORI.
DIVIETO DI NON DESIDERIO MA FRASI NON POTENTI”.

Biografia:
Luigi Colangelo, nasce a Napoli il 29 settembre 1980.
Frequenta il liceo artistico di Napoli, portando a termine il percorso scolastico, per la prima volta nella storia dell’istituto, con un esame sostenuto in comunicazione facilitata.
Lugi è autistico. Luigi è un artista . Le due cose non sono in alcun modo conseguenziali ma dal loro coestistere nasce l’opera, nasce il percorso.
Fin da bambino usa il colore sul foglio bianco, sovrapponendolo fino alla sua totalità, fino al nero, fino a bruciare il foglio.
Completamente impossibilitato al gioco, alla comunicazione tradizionale, medico di sé stesso, comprende e usa l’azione lenitiva e calmante dell’arte. Il riempimento di uno spazio definito da una linea scura con colore pieno senza vuoti diventa una strada di gestione dell’ansia la possibilità di dominare un tempo in cui il colore si allarga secondo percorsi sicuri, attesi, arginati dal pennarello nero.
Una possibilità di autodeterminazione percettiva, un sollievo.
L’artista, mostra nei suoi primi lavori, non un’interpretazione ma una rappresentazione della realtà diversamente percepita.
L’opera, immediatamente definibile astratta, nasce descrittiva, realistica, rappresentativa per evolvere in un simbolismo definito e reiterato.
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>> Ingresso libero
>> Come arrivare:
Consigliamo di utilizzare i mezzi pubblici o di parcheggiare nei pressi di Piazza Dante

Vi aspettiamo!
Chiesa San Giuseppe delle Scalze
Salita Pontecorvo, 65
Napoli

Introitus (Parte del tutto)

La mostra sarà visitabile il 17.03.18 dalle 16.00 alle 19.00 e il 18.03.2018 dalle 10.00 alle 13.00

Dal 16 al 18 marzo 2018 la storica location della chiesa sconsacrata San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo di Napoli ospiterà a mostra sarà visitabile il 17.03.18 dalle 16.00 alle 19.00 e il 18.03.2018 dalle 10.00 alle 13.00

Dal 16 al 18 marzo 2018 la storica location della chiesa sconsacrata San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo di Napoli ospiterà INTROITUS (Parte del Tutto), progetto frutto della collaborazione tra Roberto Casti & The Boys and Kifer e BITE THE SAURUS, nascente duo curatoriale formato da Dalia Maini ed Enzo Di Marino.

Pensata come un percorso sensoriale, la mostra tenterà di offrire una possibile esperienza dell’incomprensibile attraverso la natura mimetica del linguaggio.
Lo spazio espositivo della chiesa, nel suo ricco portato spirituale, rappresenta il luogo in cui l’uomo, sin dai suoi albori, ha articolato il linguaggio nel tentativo di dare forma a qualcosa che va al di là di ogni possibile spiegazione. Nei vari ambienti si svilupperà un percorso ibrido e labirintico in cui lo spettatore sarà fisicamente coinvolto nella percezione e nell’elaborazione immaginativa di stimoli multisensoriali.
Le opere inedite ed in parte concepite specificamente per Le Scalze, sono frutto delle ultime riflessioni dell’artista sull’incomprensibilità, qui pensata come forza motrice di ogni scoperta e dell’avvicinamento tra esseri umani. L’uomo può essere definito come un essere mimetico, in quanto sin dagli albori ha imitato la natura in cerca di comprensione e avvicinamento e l’ha rielaborata attraverso una moltitudine di codici per poterla spiegare.
La navata centrale della chiesa ospiterà la performance Mimetic Ensemble for a church #1 (2018) di The Boys and Kifer, band immaginaria, progetto artistico, musicale e al contempo visivo di Roberto Casti. The Boys and Kifer metterà in atto una stratificazione di melodie e suoni differenti – tra i quali field recording raccolti in situ – che influenzandosi al punto tale da perdere la propria singolarità, daranno vita ad un unico insieme di sonorità.
La mostra proseguirà nelle stanze dietro l’abside attraverso Untitled (2018), un’installazione esperienziale, di natura semplice quanto incomprensibile, atta a creare un momento di passaggio tra l’ambiente sonoro e il lavoro video The Series – The Beginning (2018). Quest’opera pensata in divenire con il format della serie televisiva, vede nella prima puntata un narratore incorporeo raccontare il tema dell’origine dell’universo. Le immagini caratterizzate da componenti home-made, rappresentazioni infantili ma anche esperimenti casalinghi, portano il fruitore a domandarsi cosa sia il linguaggio umano e quanto possa discostarsi dalla realtà per quella che è.
Attraverso le opere, linguaggio verbale, sonoro e visivo si apriranno alla polisemia della materia. La mostra cerca di attuare una sovversione del senso, uno spostamento di luogo, Roberto Casti mischia i suoni con i fumi e inserisce riferimenti apparentemente ignoti ad ogni singola consuetudine, in una caccia al tesoro, un gioco di assorbimento ed espulsioni vitali. Così come l’introito è il canto iniziale celebrativo, cha accompagna i funzionari all’altare, luogo di unione tra trascendenza divina ed esseri mortali, INTROITUS (Parte del Tutto) cerca di essere un pozzo delle meraviglie, il luogo dove poter aprire i pori ed esercitarsi attraverso il mimetismo al principio della scoperta. Un percorso sensoriale, un crescendo emotivo, un momento la cui fruizione è sempre diversa perché legata con un doppio filo al nostro essere “organismi sensibili”. Roberto Casti non solo produce un immaginario, ma nel farlo lo lascia aperto, incomprensibile nella sua totalità, passa allo spettatore la fiaccola con cui illuminare il buio

Roberto Casti (Iglesias, Sardegna, 1992) vive e lavora tra Milano e Iglesias. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera diplomandosi al triennio di pittura e al biennio di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali. Dal 2013 fa parte del collettivo di artisti sardi “Giuseppefraugallery”. Dal 2014 porta avanti il progetto sonoro e visivo “The Boys and Kifer”. Mostre e partecipazioni: “Arcipelago Ovest”, mostra collettiva curata da Lorenzo Giusti, Anne Alessandri, Nakane Aramburu, FRAC Corse, Corte (FR); “Sardegna Contemporanea, Spazi Archivi Produzioni” (partecipazione con Giuseppefraugallery), curata da Micaela Deiana, MAN, Nuoro (IT); “Preferirei restare a casa oggi”, mostra personale curata da CURRENT, Dimora Artica, Milano (IT),;“Our Fiestas are Explosions” progetto di K-Gold Contemporary Gallery curata da Nicolas Vamvouklis, Teatro Municipale di Mitilene Lesbo (GR); “TOGETHER ALONE”, mostra personale curata da Chiara Spagnol e Corinne Cortinovis, PLASMA, Milano (IT). Alcune performance di The Boys and Kifer sono state ospitate durante: “Academy Awards 16”, Viafarini, Milano; “The Great Learning” curated by Marco Scotini, Triennale di Milano, Milano; Studi Festival, Milano, progetto frutto della collaborazione tra Roberto Casti & The Boys and Kifer e BITE THE SAURUS, nascente duo curatoriale formato da Dalia Maini ed Enzo Di Marino.

Pensata come un percorso sensoriale, la mostra tenterà di offrire una possibile esperienza dell’incomprensibile attraverso la natura mimetica del linguaggio.
Lo spazio espositivo della chiesa, nel suo ricco portato spirituale, rappresenta il luogo in cui l’uomo, sin dai suoi albori, ha articolato il linguaggio nel tentativo di dare forma a qualcosa che va al di là di ogni possibile spiegazione. Nei vari ambienti si svilupperà un percorso ibrido e labirintico in cui lo spettatore sarà fisicamente coinvolto nella percezione e nell’elaborazione immaginativa di stimoli multisensoriali.
Le opere inedite ed in parte concepite specificamente per Le Scalze, sono frutto delle ultime riflessioni dell’artista sull’incomprensibilità, qui pensata come forza motrice di ogni scoperta e dell’avvicinamento tra esseri umani. L’uomo può essere definito come un essere mimetico, in quanto sin dagli albori ha imitato la natura in cerca di comprensione e avvicinamento e l’ha rielaborata attraverso una moltitudine di codici per poterla spiegare.
La navata centrale della chiesa ospiterà la performance Mimetic Ensemble for a church #1 (2018) di The Boys and Kifer, band immaginaria, progetto artistico, musicale e al contempo visivo di Roberto Casti. The Boys and Kifer metterà in atto una stratificazione di melodie e suoni differenti – tra i quali field recording raccolti in situ – che influenzandosi al punto tale da perdere la propria singolarità, daranno vita ad un unico insieme di sonorità.
La mostra proseguirà nelle stanze dietro l’abside attraverso Untitled (2018), un’installazione esperienziale, di natura semplice quanto incomprensibile, atta a creare un momento di passaggio tra l’ambiente sonoro e il lavoro video The Series – The Beginning (2018). Quest’opera pensata in divenire con il format della serie televisiva, vede nella prima puntata un narratore incorporeo raccontare il tema dell’origine dell’universo. Le immagini caratterizzate da componenti home-made, rappresentazioni infantili ma anche esperimenti casalinghi, portano il fruitore a domandarsi cosa sia il linguaggio umano e quanto possa discostarsi dalla realtà per quella che è.
Attraverso le opere, linguaggio verbale, sonoro e visivo si apriranno alla polisemia della materia. La mostra cerca di attuare una sovversione del senso, uno spostamento di luogo, Roberto Casti mischia i suoni con i fumi e inserisce riferimenti apparentemente ignoti ad ogni singola consuetudine, in una caccia al tesoro, un gioco di assorbimento ed espulsioni vitali. Così come l’introito è il canto iniziale celebrativo, cha accompagna i funzionari all’altare, luogo di unione tra trascendenza divina ed esseri mortali, INTROITUS (Parte del Tutto) cerca di essere un pozzo delle meraviglie, il luogo dove poter aprire i pori ed esercitarsi attraverso il mimetismo al principio della scoperta. Un percorso sensoriale, un crescendo emotivo, un momento la cui fruizione è sempre diversa perché legata con un doppio filo al nostro essere “organismi sensibili”. Roberto Casti non solo produce un immaginario, ma nel farlo lo lascia aperto, incomprensibile nella sua totalità, passa allo spettatore la fiaccola con cui illuminare il buio

Roberto Casti (Iglesias, Sardegna, 1992) vive e lavora tra Milano e Iglesias. Ha frequentato l’Accademia di Belle Arti di Brera diplomandosi al triennio di pittura e al biennio di Visual Cultures e Pratiche Curatoriali. Dal 2013 fa parte del collettivo di artisti sardi “Giuseppefraugallery”. Dal 2014 porta avanti il progetto sonoro e visivo “The Boys and Kifer”. Mostre e partecipazioni: “Arcipelago Ovest”, mostra collettiva curata da Lorenzo Giusti, Anne Alessandri, Nakane Aramburu, FRAC Corse, Corte (FR); “Sardegna Contemporanea, Spazi Archivi Produzioni” (partecipazione con Giuseppefraugallery), curata da Micaela Deiana, MAN, Nuoro (IT); “Preferirei restare a casa oggi”, mostra personale curata da CURRENT, Dimora Artica, Milano (IT),;“Our Fiestas are Explosions” progetto di K-Gold Contemporary Gallery curata da Nicolas Vamvouklis, Teatro Municipale di Mitilene Lesbo (GR); “TOGETHER ALONE”, mostra personale curata da Chiara Spagnol e Corinne Cortinovis, PLASMA, Milano (IT). Alcune performance di The Boys and Kifer sono state ospitate durante: “Academy Awards 16”, Viafarini, Milano; “The Great Learning” curated by Marco Scotini, Triennale di Milano, Milano; Studi Festival, Milano