C’è qualcuno lì dentro? Sesto viaggio per immagini e parole oltre l’autismo

Sesto viaggio per immagini e parole oltre l’autismo. Siamo felici di presentare l’esito dei laboratori mensili di pittura collettiva condotti da Caroline Peyron in mostra nella grande navata delle Scalze. Questo laboratorio, giunto al suo sesto anno, fu inizialmente creato per ragazzi autistici adulti ma nel corso del tempo ha via via incorporato in modo armonico e del tutto spontaneo amici, curiosi, visitatori occasionali in un bizzarro processo di inclusione al contrario
I risultati sono sotto i vostri occhi. Venite a visitare la nostra mostra nei giorni 9 e 10 novembre alle Scalze
Durante la mostra sarà possibile partecipare liberamente a 2 laboratori con Caroline
Il primo sabato alle ore 19:00., il secondo domenica alle ore 17.00
Orari mostra – inaugurazione h. 17.00 fino alle 21.30. Domenica h. 11.00/13.30 e16/20
Info 3284833205
3337525470
3336935338

Openhouse alle Scalze con Archintorno

Archintorno, gruppo di architetti napoletani che promuove processi di valorizzazione del patrimonio architettonico mediante attività socio-culturali e realizza progetti di Cooperazione Internazionale in Architettura, apre le porte della Chiesa di San Giuseppe delle Scalze, un complesso monumentale testimonianza del barocco napoletano, costruito nella metà del ’600 dall’architetto Cosimo Fanzago, su un preesistente palazzo nobiliare del ’500. Fanzago progetta una doppia facciata: tra le due facciate un grande atrio che prende luce dalle arcate “esterne” con una scala a doppia rampa che conduce al piano della chiesa. Open House Napoli offre una visita panoramica dell’intero complesso con un focus specifico su due aree ristrutturate da Archintorno in regime di auto-costruzione: la sala prove TeenLAB e lo spazio sede dell’associazione in corso di realizzazione. Sarà possibile inoltre visitare l’esposizione DEAD NATION: GOLDEN AGE VERSION di Evgeny Antufiev, curata da Marina Dacci e promossa dalla Galleria Sara Zanin e dalla Collezione Agovino.

Numero di persone per visita: 15
Accessibilità disabili: no
Bambini: sì
Animali: sì
L’entrata è consentita fino ad un’ora prima dell’orario di chiusura indicato

Che fine ha fatto il futuro?

 

Sabato 19 ottobre alle ore 18.00 il Forum Tarsia, dopo la pausa estiva, riprende alle Scalze, Salita Pontecorvo 65, un nuovo ciclo di “Conversazioni filosofiche per tutti”, giunte al terzo anno di programmazione. Il primo incontro avrà come tema “Che fine ha fatto il futuro?”.
La domanda nasce dalla forte suggestione provocata dal recente movimento degli studenti contro il cambiamento climatico “Friday for future”, che ha portato l’opinione pubblica a riflettere nuovamente su una categoria tanto importante per la riflessione filosofica – il futuro – che negli ultimi decenni aveva di fatto subito una repentina eclissi. Per un ampio periodo di tempo infatti il futuro ha indicato un preciso orizzonte di aspettativa verso cui indirizzare l’azione dell’uomo nel presente, valorizzando una dimensione utopica, un “principio speranza”, per dirla con il filosofo Ernst Bloch, che prefigurava un mondo avvenire sicuramente migliore di quello in cui ci era stato dato vivere. In questo senso il futuro si è fecondamente intrecciato con un’altra categoria, quella di progresso, declinando di volta in volta, nella sue diverse versioni, liberale o marxista, i temi dello sviluppo e della rivoluzione. Oggi nel mondo globalizzato, esiste solo un presente, diventato oramai egemonico, in grado di far scomparire totalmente il passato e di saturare ogni possibile immaginazione del futuro; un presente perennemente accellerato che riduce in modo esponenziale gli spazi di esperienza e gli orizzonti di aspettativa delle persone riconducibili esclusivamente a quelli del consumo.
E’ possibile, in controtendenza con questi scenari, ipotizzare un “ritorno del futuro”, in grado di ricostruire le condizioni di una nuova prospettiva utopistica o non è più saggio accettare questo inevitabile tramonto, accogliendo il geniale suggerimento di Ennio Flaiano che affermava di fare solo progetti per il passato a causa della sua totale sfiducia per il futuro?

Omaggio a Demetrio Stratos e Nanni Balestrini

Domenica 29 settembre 2019 alle ore 11.00, nel locali della Chiesa di S.Giuseppe delle Scalze alla Salita Pontecorvo 65, il Forum Tarsia e il Coordinamento Le Scalze presentano  “Sott’ ‘e bombe.  Musica e poesia per la gentilezza e la pace”, a cura di Sergio Bizzarro e Costanzo Ioni.

La manifestazione giunge quest’anno alla sua sesta edizione e vuole  inviare   un messaggio poetico per la gentilezza e la pace e contro la violenza, a ricordo di morti e distruzioni che, durante la Seconda Guerra Mondiale, hanno sconvolto Napoli, città da cui parte un simbolico abbraccio a quanti ancora oggi soffrono per le violenze commesse dall’uomo nelle tante guerre che ancora funestano il nostro pianeta. La manifestazione, che si terrà nei locali della Chiesa, avrà però inizio proprio nel piano sotterraneo del complesso monumentale di S.Giuseppe delle Scalze che, pur non essendo all’epoca un rifugio “ufficiale”, spesso accoglieva la gente del quartiere durante i bombardamenti aerei.

Quest’anno “Sott’ ‘e bombe” vuole rendere omaggio a due artisti “irregolari”, morti a quaranta anni di distanza l’uno dall’altro, che hanno influenzato profondamente la scena culturale del nostro Paese: l’artista poeta scrittore Nanni Balestrini che, nell’arco di tutta la sua vita artistica, utilizzando collage, tecniche combinatorie e di cut up,  è riuscito nell’originalissima impresa, come ha scritto Andrea Cortellesa, di “pubblicare libri, senza aver scritto mai una parola”;  e Demetrio Stratos, cantante prima dei Ribelli poi degli Area, straordinario sperimentatore delle infinite potenzialità della voce umana e collaboratore di artisti di fama mondiale come  John Cage e Merce Cunningham. Celebrare la loro opera e la loro amicizia ci porterà tra l’altro a ripercorrere alcuni momenti particolarmente significativi degli anni ’70, fermandoci in particolare al 1979,  anno davvero  “apicale”,  in cui, esaurendosi definitivamente  il “lungo ’68” italiano,  durato in realtà più di un decennio,  prende forma definitiva quella “società dello spettacolo” già profetizzata in modo mirabile dal grande libro di Guy Debord. Per il maggio di quell’anno i due artisti, avevano progettato un’“azione per voce” che doveva essere eseguita da Stratos, su testo di Balestrini, alla Rotonda della Besana di Milano. Invece, a soli 34 anni Demetrio Stratos si ammalerà e dovrà trasferirsi al Memorial Hospital di New York per curarsi, mentre Nanni Balestrini, a seguito dell’inchiesta “7aprile” e delle accuse infamanti nei suoi confronti di violenza e banda armata, sarà costretto a lasciare l’Italia per evitare la prigione. La malattia di Demetrio spingerà i musicisti italiani a organizzare un concerto all’Arena di Milano per finanziare le costose cure mediche che il cantante deve sostenere a New York. La data fissata per il concerto è il 14 giugno ma un giorno prima Demetrio muore. Il concerto si terrà lo stesso e sarà l’occasione per tanti musicisti come Guccini, la PFM, Vecchioni, Finardi, Venditti, il Banco del Mutuo Soccorso, di rendere omaggio a un grande protagonista della scena musicale italiana, in realtà ancora poco conosciuto dallo stesso pubblico di massa che assisterà al concerto. I giornali nelle loro pagine daranno un largo spazio all’evento che vedrà una partecipazione straordinaria di giovani, molti dei quali resteranno, in maniera composta, fuori l’Arena senza poter entrare: si parlerà di una “Woodstock” italiana e comunque del più grande concerto rock svoltosi fino ad allora nel nostro Paese.  Un anno dopo Balestrini, spinto dalla sua solita urgenza “civile”, darà alle stampe dall’esilio, un poemetto, “Blackout”, in cui a partire da questi avvenimenti – la morte di Stratos, il Concerto di Milano, il caso 7 aprile – proverà a riflettere sulle profonde trasformazioni, politiche sociali e personali, che stanno investendo la società italiana di quel periodo, soffermandosi in particolare sui giovani che “escono dalla fabbrica ed  entrano nello spettacolo”.

Parteciperanno all’omaggio i poeti Carmine Lubrano, Eugenio Lucrezi, Giovanna Marmo, Giulia Scuro, Ferdinando Tricarico; Giovanna Senatore leggerà  la prima parte di “Blackout”; Claudio d’Errico parlerà dei rapporti tra Demetrio Stratos e la piccola factory milanese cresciuta intorno alla figura di Gianni Sassi; proporremmo immagini del Concerto di Milano, video di Demetrio Stratos e degli Area, poesie visive di Balestrini, testimonianze e approfondimenti.

Nel corso della mattinata inoltre sarà possibile visitare la mostra dell’artista russo Evgeny Antufiev “Dead Nations: Golden Age Version” a cura di Marina Dacci organizzata da Sara Zanin Gallery, Collezione Agovino, Museo Madre, con la collaborazione del Coordinamento Le Scalze

L’ingresso è gratuito

Evgeny Antufiev Dead Nations: Golden Age Version

a cura di Marina Dacci
Opening e performance sabato 21 settembre 2019 | ore 12.00

Performance ore 13.00 21 settembre – 25 ottobre 2019 Chiesa di San Giuseppe Delle Scalze
La chiesa di San Giuseppe delle Scalze accoglie le opere di Evgeny Antufiev nel mistero della sua penombra e delle sue ferite. Il progetto è un inventario, una spremitura della nostra identità, una narrazione per immagini di valori, fragilità, desiderio di potere e di immortalità che hanno caratterizzato l’andamento della nostra storia. … Antufiev lascia tracce, una sorta di “eredità” di un’epoca finita o che sta per finire, ma che ha l’ambizione di rivolgersi a una qualche posterità, spinta da un horror vacui per paura di scomparire, di estinguersi.

L’artista si confronta con un’architettura religiosa; si interroga sull’idea di chiesa intesa non solo come luogo di preghiera, ma come depositaria di un racconto della storia umana, dell’essenza dell’umano: pregna di segni, di segreti da scoprire. Declina lo spazio come una capsula del tempo, una navicella in cui chi giunge dal futuro rinviene artefatti e oggetti simbolici che testimoniano ciò che l’uomo ha prodotto e ha voluto lasciare nel suo passaggio. L’immortalità nella memoria è cosa nota: qui Antico e Futuribile si mescolano in una sorta di game in cui aleggia il mistero.

Tutta la mostra è un racconto aperto a interpretazioni multiple che scardinano la dimensione spazio temporale in cui l’energia si sviluppa in un processo circolare grazie anche a una commistione formale tra il pop e la rilettura della cultura classica.

Al centro della navata una tenda, un tempio nel tempio, che accoglie la scacchiera del destino realizzata in ceramica e bronzo e un mosaico incompiuto con oggetti di scavo: reperti di un’antica civiltà. La tenda è segnata sulle pareti esterne da graffiti che richiamano la relazione tra permanenza e impermanenza.

Nei pressi dell’abside, è sospesa una gigantesca maschera d’oro, affiancata da due guerrieri: immagini illusorie che si presentano con prepotenza fluttuando in uno spazio dal tetto squarciato. Mistero sul futuro o riflessione amara sul presente?

Nella mostra la presenza potente dell’oro rimanda al suo valore simbolico e alla sacralità dell’immagine divina, ma anche ad un’irrefrenabile ricerca umana del potere e del denaro che spesso sono stati causa di declino e caduta nel corso della storia e coazione al consumo in quella attuale. Nel transetto e nelle nicchie laterali sono collocati vasi in ceramica di grande formato su cui sono inscritti segni e figure che riconducono al tema/desiderio di immortalità e due vetrine; la prima accoglie piccole fusioni di figure immaginifiche della nostra mitologia (o forse superfetazioni biologiche di cui siamo gli artefici?), la seconda ospita fusioni di forma esagonale come celle di un alveare. L’esagono, dal significato specifico nella geometria sacra delle antiche culture, è anche la forma dell’esagono solare: l’impronta magnetica del sole il suo ritmo che ha dato vita e dà vita al nostro universo.

Il colore dorato si ripresenta in molte opere: una parete della chiesa è trattata come una quinta teatrale; in altri spazi e pertugi dell’edificio sono collocati piccoli fiori, farfalle, uccelli, a testimoniare la costante tensione umana per una fusione col mondo naturale e la sua ambivalente complessità.

Infine un’opera ripropone come in un video game l’iconografia degli oggetti presenti nella chiesa: uno sguardo sul reale mediato dalla tecnologia, uno sguardo che, come in una science fiction, osserva dall’esterno la nostra storia passata e presente con gli occhi del futuro.

Durante l’inaugurazione dalla balconata della chiesa sarà eseguito un brano per sola voce composto dall’artista. Coriandoli dorati, sparati al termine dell’esecuzione canora, resteranno depositati sul pavimento della navata: frammenti di una festa consumata nel lusso di nazioni al declino.
Marina Dacci
La mostra ha ricevuto il matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee / museo MADRE di Napoli.
Si ringraziano tutte le associazioni che formano il coordinamento Le Scalze per la disponibilità all’uso dello spazio e per la collaborazione.

Evgeny Antufiev (Kyzyl, Tuva, Russia, 1986) vive e lavora a Mosca.
Dopo gli studi all’Institute of Contemporary Art (ICA) di Mosca, nel 2009 vince il Kandinsky Prize nella categoria “The young artist. Project of the Year”.
Nel 2019 è stato invitato a partecipare alla 5° edizione della Biennale degli Urali e ha preso parte alla mostra collettiva Jeunes artistes en Europe – Les métamorphoses presso la Fondazione Cartier di Parigi. Nel 2018 ha partecipato a Manifesta 12, a Palermo, con When art became part of the landscape. Chapter I, un progetto speciale per il Museo Salinas a cura di Marina Dacci e Giusi Diana. Successivamente, sempre nello stesso anno, ha realizzato una personale, When art became part of the landscape: part 3, presso il Multimedia Art Museum di Mosca e una bi-personale al Konekov Museum di Mosca. Nel corso del 2017 ha esposto al MHKA – Museum of Contemporary Art di Anversa, che ha acquisito i lavori, al MOSTYN Museum in Inghilterra, in collaborazione con la Collezione Maramotti e z2o Sara Zanin Gallery e alla Garage Triennale of Contemporary Art al Garage Museum di Mosca. Nel 2016 è stato invitato da Christian Jankowski a partecipare a Manifesta 11 con un progetto speciale. Nello stesso anno due suoi lavori sono stati battuti all’asta presso Phillips London e a settembre 2016 ha realizzato la performance presso la Whitechapel di Londra nella cornice di Cabaret Kultura With V-A-C Live. I suoi progetti sono stati presentati presso la z2o Sara Zanin Gallery di Roma 2015 e 2017, al MMOMA di Mosca 2015. Inoltre ha esposto con mostre personali alla Collezione Maramotti Reggio Emilia (2013) e al Multimedia Art Museum di Mosca (2014) ed ha partecipato a numerose mostre collettive in luoghi prestigiosi, tra cui il New Museum, New York (2011) e il Palais de Tokyo, Parigi (2012).

I suoi lavori sono presenti in importanti musei e collezioni:
TATE Modern, Londra; Collezione Maramotti, Reggio Emilia; MHKA – Museum of Contemporary Art, Anversa, Belgio; Collezione Agovino, Napoli; Collezione De Iorio, Trento; Jean-Pierre Rammant Collection, Belgio; Vittorio Gaddi Collection, Lucca, Nomas Foundation, Roma.